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LE MURA E IL CAMMINAMENTO DI RONDA
Le mura di Gradara che circondano la cittadella dal 1363, sono di proprietà comunale, mentre il girone, ossia la seconda cinta muraria che cinge la Rocca,
situata all’interno del borgo, è di proprietà demaniale. Furono i Malatesta a costruirle nel corso del XIV secolo seguendo il declivio del colle. Il circuito murato che circonda il borgo, si sviluppa per circa 550 metri ed è stato edificato in mattoni con base di pietriccio. E’ intercalato da 14 torri sporgenti a gola interna, tutte munite di merlature ghibelline e di feritoie ed alcune leggermente scarpate.
Solo in pochi tratti le mura sono totalmente originali, come è riscontrabile dalla differenza dei mattoni. Esse racchiudono una superficie di circa 18.000 mq, sono state ricostruite in buona parte nel corso del XIX secolo, così pure le merlature, altri interventi furono fatti negli anni ‘60.
Grazie alla buona conservazione dell’antico impianto urbanistico del borgo e delle sue alte mura che Gradara è entrata a far parte dei “Borghi più belli d’Italia“, si è guadagnata la Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano e fa parte del “Wolled Towns Circle Friedship” www.walledtowns.com, un’istituzione europea che rappresenta le più belle città murate.
Entrambe le cinte sono munite di camminamento di ronda, ma solo un breve tratto di cinta muraria che circonda il b
orgo è percorribile: da qui si gode una bella veduta panoramica sul Mare Adriatico da Gabicce Mare a Cesenatico, su San Marino e sul Montefeltro. In estate è molto suggestivo fare il giro delle mura al tramonto o di notte: il panorama offre uno spettacolo unico su tutta la Baia Romagnola.
L’ingresso ai Camminamenti di Ronda si trova sotto la Torre dell’orologio, a destra, subito dopo Porta Firau (porta d’ingresso del Borgo)
Orari
Orario apertura invernale : h.9:00-14:00
Orario apertura estivo : h.9:00-13:00 / 14:30-23:00
Biglietti
Costo biglietto
Intero € 2,00
Ridotto € 1,00
Gruppi (min.20 pax) € 1,00 (a persona)
LE CHIESE DEL BORGO
La più antica fu la Pieve di Santa Sofia di cui si hanno notizie fin dal secolo XI, ma sicuramente costruita durante l’epoca bizantina come si deduce dal nome. Essendo ubicata fuori le mura a circa 3 km dal borgo, nel XV secolo si rese necessario costruire una succursale all’interno della cittadella che mantenne lo stesso nome. Tale fatto diede motivo, nel corso dei secoli, a notevoli liti tra pievano e rettore della Chiesa di San Giovanni Battista, probabilmente per sovrapposizioni di funzioni.
Durante il XVIII secolo, dietro a queste dispute, si mise in discussione il primato della pieve posta in villa, cioè fuori delle mura. Già allora, la pieve di Santa Sofia veniva chiamata Pieve vecchia ed aveva sotto la sua amministrazione altre tre parrocchie: quella di Santo Stefano, di San Michele e di San Giovanni Battista di Gradara. Una versione fortemente rappresentativa delle chiese gradaresi, ci è data dalla pala d’altare di Santa Sofia, opera di Giovanni Santi, ubicata oggi nella Rocca.
Nel quadro, attorno alla Madonna seduta in trono con il bambino, sono collocati i quattro santi cui sono dedicate le chiese. Un particolare non secondario è rappresentato da un modello di Terra di Gradara sorretta dalla mano di Santa Sofia, al quale indica il paese per evidenziare la protezione sul castello. Ciò testimonia che la Santa era la patrona del luogo, attributo che nel XVIII secolo le fu riconosciuto con l’istituzione della festa di precetto nel giorno della sua ricorrenza (30 di settembre).
Nel 1930 dopo la scossa di terremoto, la chiesa venne chiusa per inagibilità e successivamente demolita. Un campanile a vela con campana data 1008 ed alcune tracce della chiesa, sono ancora visibili in via Dante Alighieri (cortile di un ristorante).
Chiesa di San Giovanni
L’erezione della Chiesa di San Giovanni Battista si rese necessaria per ovviare ai tanti incomodi ai quali andavano soggetti i fedeli del castello per la mancanza di un oratorio sul posto. La lontananza della pieve di Santa Sofia spinse ad edificare una chiesa in loco, all’interno del primo nucleo castellano, a ridosso dell’entrata principale. Ad ogni modo le prime notizie sono riportate nelle Rationes Decimarum del 1290 quindi sicuramente sorse assieme al castello.
Da alcuni documenti la chiesa già nel 1297 aveva bisogno di restauri e a questo provvide in maniera cospicua Pandolfo I Malatesta poiché lo ricorda nel suo testamento, con un lascito in denaro per la salvezza della sua anima. Anche i successori si occuparono della chiesa, infatti viene sempre citata nei testamenti malatestiani.
Con la Signoria degli Sforza tutto il castello venne rinnovato, specie sotto Giovanni che riedificò completamente la chiesa nel 1490 come si poteva ancora leggere nella travatura fino al 1786. Fu un intervento di notevole consistenza, perché molto probabilmente, è in questo frangente che avviene l’inglobamento, nella struttura dell’edificio ecclesiastico, di parte delle mura della prima cinta castellana, andando a costituire tutta la parete sud del tempio. E’ ovvio che in origine l’edificio non poteva essere addossato alle mura castellane, perché avrebbe creato un intralcio alle necessità difensive. Risulta che nel 1770 aveva cinque altari ma dei quadri che li abbellivano rimane solo quello di Gian Giacomo Pandolfi di Pesaro datato 1607, raffigurante Santa Lucia.
Nel XVIII secolo la rocca venne data in enfiteusi al Marchese Carlo Barzi Mosca, il quale animato da un forte mecenatismo, fece restaurare la rocca, salvandola dalla totale distruzione, e ricostruire la chiesa poiché versava in pessime condizioni. Il nuovo edificio venne consacrato nel 1788, si presentava con una pianta a croce latina in stile tardo barocco con influssi neoclassici come oggi la vediamo.
L’interno è ad unica navata con al centro una cupola cieca e con due altari ai lati: uno dedicato alla Madonna e l’altro al Crocefisso. Quest’ultimo è una scultura lignea di pregevole fattura, a grandezza naturale, risale alla prima metà del XVII sec. Il volto del Cristo reclinato sulla spalla, mostra tre espressioni: sofferente, agonizzante e morente. Il corpo mette in rilievo i dolori della passione. E’ attribuito a fra Innocenzo da Petralia Soprana (PA). Ogni domenica in Albis (fine Marzo) dal 1788 il Crocefisso viene portato in processione.
Il quadro posto nell’abside raffigurante la Madonna Assunta in cielo con ai piedi San Giovanni e San Costanzo vescovo e martire, è databile XVIII sec. ed è forse del Lazzarini.
Chiesa del Santissimo Sacramento (San Clemente).
Sotto l’influenza della Controriforma, Gradara si arricchì di nuove chiese. E compagnie religiose.
Vittoria Farnese, che venne investita dal marito del governo della Terra di Gradara, inserì i francescani nel territorio, venne così fondato il Convento dei PP. Capuccini.
Ella volle che si costituisse una fraternita del Santissimo Sacramento, che ebbe la propria chiesa nel 1597. Quella che vediamo oggi risale al 1750, epoca in cui fu completamente riedificata.
All’interno si conserva una pala del Cimatori del 1595 raffigurante l’ultima cena, l’organo del Callido del XVIII sec. e reliquia di San Clemente.*Le notizie storiche sono tratte da – Atti e memorie – “La chiesa di San Giovanni Battista della terra di Gradara” – per gentile concessione dello storico Leonardo Moretti.